Necrologio di FAUSTO ATZORI


In Memoria di
FAUSTO ATZORI
Età 85
Corriere della Sera
Tanto da essere lui ad accompagnare il piccolo campioncino in pista e spronarlo. «Perché — sosteneva il nonno — mio nipote il Dna da qualcuno lo deve aver preso».

Articolo "Corriere della Sera" del 21/04/2026

Fausto Atzori, il nonno di Pecco Bagnaia.

«Ha preso da lui la passione per le moto». «Se vado in moto lo devo alla passione che mi ha trasmesso mio nonno». Francesco ‘’Pecco’’ Bagnaia lo ripeteva sempre quando parlava di nonno Fausto, morto domenica a 85 anni. Una figura fondamentale nella vita del due volte campione del mondo di MotoGP cresciuto a Chivasso. Nonno Fausto non è stato soltanto una persona importante per il campione torinese, ma il primo vero artefice del suo amore per le due ruote. Originario della Sardegna, Atzori aveva trasmesso al nipote quella passione quando, appena a tre anni, gli aveva costruito un triciclo motorizzato con un cinquantino. Il primo approccio con l’acceleratore, il primo contatto con la velocità. Tutto era iniziato sotto i suoi occhi. L’anno successivo era stato il turno di una piccola Honda, con cui il giovanissimo Bagnaia aveva iniziato a girare in una pista improvvisata nel giardino di casa. Una passione che, a sua volta Fausto aveva ereditato dal padre, bisnonno di Pecco. Tanto da diventare l’unico a Terralba da girare con una moto tedesca. E, quando qualcuno non riusciva a riparare il proprio mezzo per mancanza del pezzo di ricambio o semplicemente perché non aveva i soldi necessari per l’intervento, si rivolgeva a lui che, con poca attrezzatura ma tanta inventiva, accontentava tutti. Le modifiche per aumentare la potenza dei motori erano la sua specialità: come si diceva allora, li truccava. Una volta lasciata l’isola sarda Fausto lavorò anche in Germania, prima di fondare la Stain, a San Raffaele di Cimena, con cui era noto per realizzare motoscafi da competizione. N el suo studio di progettazione e design automobilistico lavorò sia per conto proprio che in società con altri, con diverse collaborazioni anche con la Ferrari. «Pensare che il papa di Pecco, Pietro, era appassionato di cavalli. Voleva farlo diventare fantino. Loro ci hanno creduto, ma la spinta è stata mia», raccontava. Tanto da essere lui ad accompagnare il piccolo campioncino in pista e spronarlo. «Perché — sosteneva il nonno — mio nipote il Dna da qualcuno lo deve aver preso».

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