Roberto lascia la moglie Marzia Ferrarotti, il papà Aldo, la mamma Maria, il consuocero Fulvio e il cognato Mirco.
Articolo "Corriere della Sera" del 12/05/2026
Roberto Mostini, il Guardiano del Faro «Voce raffinata della cultura del gusto»Si è spento a 64 anni Roberto Mostini, una delle firme più autorevoli e riconoscibili del giornalismo enogastronomico italiano. Originario di Vigliano Biellese, per molti appassionati era soprattutto il Guardiano del Faro, pseudonimo con cui aveva costruito negli anni una voce personale, elegante e spesso controcorrente. Dietro quel nome si celava un profondo conoscitore della cultura del gusto, capace di raccontare vino e cucina con competenza tecnica ma anche con sensibilità letteraria. Collaboratore di numerose testate, tra cui il Gambero Rosso, Mostini era considerato un interprete raffinato dell’enogastronomia italiana e francese, con una particolare predilezione per i grandi vini transalpini. Le sue recensioni non erano semplici giudizi, ma veri racconti: descrizioni accurate, ironia sottile e uno stile riconoscibile che divideva, ma non lasciava mai indifferenti, tra rigore e passione. La sua penna era raffinata quanto il suo palato. Chi lo conosceva lo descrive come un uomo colto, indipendente e dotato di una sensibilità rara. La sua scrittura rifletteva una concezione etica del mestiere: raccontare solo ciò che aveva realmente vissuto e assaggiato, senza cedere alle superficialità del web o alle mode del momento. È stato a tutti gli effetti un pioniere della cultura del gusto ben prima che diventasse di moda, iniziando il proprio percorso nel mondo della comunicazione gastronomica insieme a Stefano Bonilli, storico fondatore del Gambero Rosso. Proprio in quel contesto nacque il personaggio del «Guardiano del Faro», destinato a diventare un riferimento per tanti appassionati. Dal suo lavoro nacque pure il libro I vini francesi del Guardiano del Faro, opera in cui tecnica, memoria personale e narrazione si intrecciano con ironia e naturalezza. La sua eredità resta nella memoria di chi ha appreso, attraverso le sue pagine, a guardare al vino e alla cucina non solo come semplici prodotti, ma come linguaggi profondi di cultura e identità. Roberto lascia la moglie Marzia Ferrarotti, il papà Aldo, la mamma Maria, il consuocero Fulvio e il cognato Mirco.

