Lascia i figli diletti Esteve e Peyre.
Articolo "Corriere della Sera" del 18/07/2026
Ines, paladina della cultura occitanaLe lingue non muoiono se c’è qualcuno che continua a parlarle. Ma oggi la lingua occitana si scopre improvvisamente più silenziosa e orfana di una delle sue voci più libere, tenaci e visionarie. È morta all’età di 75 anni Ines Cavalcanti, colonna portante della cultura alpina e custode instancabile delle lingue madri. Viveva a Paesana, nel Cuneese, ma il suo sguardo e la sua azione culturale avevano da tempo superato i confini delle valli piemontesi per abbracciare l’Europa e il mondo intero. Vicepresidente dell’associazione Chambra d’Oc e responsabile del settore lingua, cultura e rapporti internazionali, Cavalcanti ha dedicato l’intera esistenza, a partire dal 1970, a una missione precisa: la rinascita e la dignità della cultura occitana, sottraendola alla marginalità in cui la modernità e l’urbanocentrismo rischiavano di relegarla. Il suo impegno non si è limitato all’attivismo romantico. Cavalcanti possedeva il pragmatismo di chi sa che l’identità ha bisogno di tutele reali e legislative. È stata la mente dietro il coordinamento dei gruppi di lavoro legati alla Legge 482 del 1999 sulle «Norme a tutela delle minoranze linguistiche storiche». Con la sua azione ha plasmato una legge dello Stato, dimostrando che il plurilinguismo è una ricchezza e non un retaggio del passato. «C’è un punto nella vita di Ines Cavalcanti che farà per sempre la differenza: non aver mai creduto che la cultura alpina fosse subcultura», dichiara Marco Bussone di Uncem, ricordando il percorso condiviso con Lido Riba e Giacomo Lombardo. Nelle parole di Bussone emerge il cuore dell’eredità di Ines: l’aver lottato contro la visione mistificata per cui le culture urbane debbano sempre prevalere su quelle delle terre alte. Con la Chambra d’Oc e la Chambra Francoprovensal ha cambiato il modo di fare cultura nelle Alpi, tracciando rotte europee mai percorse. Il culmine di questa visione è stato il Premio Ostana, in Valle Po, di cui è stata direttrice artistica, contribuendo a farne uno dei principali appuntamenti mondiali dedicati alla salvaguardia delle minoranze. Lì, scrittori da ogni angolo del globo hanno trovato una casa. Ma la sua impronta resta impressa anche nel cinema, con il cammeo nel film «Il vento fa il suo giro» di Giorgio Diritti e Fredo Valla, capace di squarciare i confini dell’abbandono. Con la sua scomparsa, la cultura occitana perde una delle principali promotrici dei suoi valori. Il vuoto lasciato non è un deserto: ha unito giovani e ricercatrici in una rete vincente. La montagna le dice grazie, sapendo che la sua eredità non muore. Lascia i figli diletti Esteve e Peyre.

