«Quando lei morirà, io la seguirò», ripeteva spesso, e così è stato.
Articolo "Corriere della Sera" del 22/08/2026
Gian Franco Troya, ciambellano realeMonsignor Gian Franco Troya, figura simbolo di Racconigi e storico rettore del Santuario delle Grazie, si è spento all’età di 86 anni. La sua vita e il suo magistero sono stati indissolubilmente legati alla storia di Casa Savoia: il monsignore, infatti, è stato l’ultimo cappellano reale nominato direttamente da Umberto II nel 1973. Un ruolo che ha interpretato con fervore e senso di responsabilità, tanto da sentirsi a tutti gli effetti ambasciatore delle volontà religiose dell’ultimo sovrano d’Italia. Il Santuario di Racconigi è un luogo da sempre legato a doppio filo con i Savoia e ospita le tombe di diversi membri della famiglia reale. Qui Umberto II è nato, è stato battezzato e si è sposato. E qui il monsignore voleva portare le sue spoglie, attualmente custodite in Francia, presso l’abbazia francese di Altacomba. Ancora la scorsa primavera il rettore aveva rilanciato l’appello per il rientro in Italia delle salme di Umberto II e della regina Maria José: «Umberto II mi aveva espresso più volte personalmente il desiderio di riposare nella sua città natale», aveva detto rivolgendosi alla famiglia e alle istituzioni. Monsignor Troya, che fu ordinato sacerdote nel 1968 a Torino, ha sempre intrattenuto rapporti stretti con gli ultimi discendenti Savoia. Non ha mai smesso di rimanere in contatto con Umberto II, anche quando era in esilio a Cascais. Con lui nacque un rapporto epistolare e d’udienza periodico, con il rettore che manteneva aggiornato Umberto II sulla vita del Santuario e sulla conservazione dei ricordi dinastici legati alla cittadina. Il sacerdote fu molto amico anche di Vittorio Emanuele e nel corso dei decenni, mantenne con lui contatti e incontri. Due anni fa partecipò alle sue esequie, benedicendo la salma. Durante i suoi 53 anni di rettorato, monsignor Troya si è dedicato alla conservazione del patrimonio storico-religioso del Santuario, facendosi punto di riferimento non solo liturgico ma anche culturale per il territorio della provincia di Cuneo. Sono stati tanti i fedeli che in lui vedevano una guida spirituale, ma anche gli studiosi di storia che hanno attinto ai suoi archivi e alle sue memorie per ricostruire le vicende di Casa Savoia. Così, il rettore ha sempre confermato la scelta di farsi custode del rapporto tra i Savoia e Racconigi. Ad esempio, in molti ricordano la bandiera con le insegne sabaude, autografata e conservata dal sacerdote, che veniva esposta sulla facciata della chiesa durante alcune cerimonie commemorative. A inizio agosto, il monsignore aveva perso la sua adorata cagnolina Lilly. «Quando lei morirà, io la seguirò», ripeteva spesso, e così è stato.

