Necrologio di RODOLFO BUCCI


In Memoria di
RODOLFO BUCCI
Età 75
Corriere della Sera
Uomo di profonda cultura, legato alla sua famiglia, la moglie Teresa, la figlia Francesca e il fratello Maurizio, aveva partecipato a diverse missioni medico-umanitarie in Africa, portando la sua esperienza al servizio di chi ne aveva bisogno. «Perché curare, per lui, non era un privilegio riservato a pochi, ma un dovere universale» amava ripetere.

Articolo "Corriere della Sera" del 23/01/2026

Bucci, pioniere della terapia del dolore «Per lui curare era un vero privilegio»

È stato il pioniere della terapia del dolore, migliorando così la qualità della vita a pazienti spesso considerati «senza soluzione». Rodolfo Bucci, medico specializzato in anestesiologia e rianimazione, aveva 75 anni e viveva a Ivrea, città dove era nato e cresciuto. E proprio nel’eporediese Bucci aveva dedicato l’intera vita professionale alla medicina con particolare impegno nel campo della sua terapia. Studi che lo avevano fatto diventare, con gli anni, un punto di riferimento internazionale. Laureato in Medicina e Chirurgia, specializzato con il massimo dei voti e la lode, iniziò a muovere i primi passi tra i corridoi dell’ ospedale eporediese dove realizzò il primo parto chirurgico con taglio cesareo eseguito in completa analgesia intra e postoperatoria su una paziente cosciente. Un risultato che, con il tempo, non solo ha fatto scuola, ma che lo ha portato in giro per il mondo: a Londra, al Queen Charlotte’s Hospital di Londra, dove perfezionò le tecniche di anestesia regionale e periferica, al Neuroscience Institute del Presbiterian St. Luke’s Hospital di Denver, centro di eccellenza mondiale nel trattamento delle patologie neurologiche complesse. Conosciuto e stimato lavorava anche a Como e Appiano Gentile. Dal 2011 è stato responsabile per l’Europa del Barolat Neuromodulation Institute, riconosciuto a livello internazionale per i trattamenti innovativi contro il dolore cronico. Nel mentre partecipava a congressi internazionali, pubblicava articoli e soprattutto insegnava le sue tecniche ai nuovi medici, formando intere generazioni. Fu grazie a lui che, proprio ad Appiano, si impiantò il primo neurostimolatore midollare senza fili in Europa. Uomo di profonda cultura, legato alla sua famiglia, la moglie Teresa, la figlia Francesca e il fratello Maurizio, aveva partecipato a diverse missioni medico-umanitarie in Africa, portando la sua esperienza al servizio di chi ne aveva bisogno. «Perché curare, per lui, non era un privilegio riservato a pochi, ma un dovere universale» amava ripetere.

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