«Nella vita era una semplice impiegata — continua il figlio —, ma è tra le mura domestiche che esercitava il suo potere. Era sposata dal 1969 con mio papà, Giovanni Ginotta, di cui è sempre stata innamorata. La sua malattia è iniziata proprio dalla morte di papà, nel 2019. Era una donna senza mezze misure, o l’adoravi o la temevi. Nonostante tutto aveva i suoi momenti di tenerezza. E io l’ho stretta tra le braccia con una delicatezza che non sapevo di avere. Le ho accarezzato il viso, asciugato le lacrime, tenuto la mano mentre il respiro si faceva più corto. L’ho imboccata, sorretta, vegliata nella notte. Soprattutto, le sono stato vicino. Tutte cose che lei aveva fatto per me, quando ero io a non sapere camminare e parlare, e a temere il buio. Mi ha portato in grembo, mi ha cresciuto, difeso, incoraggiato. Mi ha consegnato al mondo con una forza che oggi riconosco come amore puro».
Articolo "Corriere della Sera" del 03/03/2026
L’ultima battaglia di Graziella. Paladina del dialetto e della dignitàGraziella Genovesio, 79 anni, ne avrebbe compiuti 80 il 1 aprile, era nata a Torino, dove viveva, da una famiglia di antiche origini torinesi. E lei, amante delle tradizioni, era diventata col tempo una paladina del dialetto piemontese. Tanto da riuscire perfino ad insegnarlo alla sua badante che proveniva dal Marocco. Una donna da carattere molto forte e irremovibile nelle sue decisioni. «L’ultima — racconta il figlio Alessandro, giornalista molto noto a Torino —, quella di opporsi ad un trattamento invasivo che avrebbe potuto prolungare un po’ la sua vita. Dal suo letto d’ospedale, con un respiratore collegato al massimo, ha saputo tenere testa ad uno stuolo di medici accorsi per aiutarla nella sua ultima crisi respiratoria. Con veemenza ha espresso la sua volontà di opporsi a quello che riteneva un accanimento terapeutico, nonostante le mie lacrime. Abbiamo provato tutti a farle cambiare idea, ma non è stato possibile. Alla fine il medico che doveva intervenire ha tolto il suo camice e se n’è andato. E un giorno e mezzo dopo anche lei». Graziella ha affrontato così, a denti stretti, tutta la sua vita. Grandi e piccoli problemi li ha superati sempre imponendosi con una forza di carattere invidiabile. «Nella vita era una semplice impiegata — continua il figlio —, ma è tra le mura domestiche che esercitava il suo potere. Era sposata dal 1969 con mio papà, Giovanni Ginotta, di cui è sempre stata innamorata. La sua malattia è iniziata proprio dalla morte di papà, nel 2019. Era una donna senza mezze misure, o l’adoravi o la temevi. Nonostante tutto aveva i suoi momenti di tenerezza. E io l’ho stretta tra le braccia con una delicatezza che non sapevo di avere. Le ho accarezzato il viso, asciugato le lacrime, tenuto la mano mentre il respiro si faceva più corto. L’ho imboccata, sorretta, vegliata nella notte. Soprattutto, le sono stato vicino. Tutte cose che lei aveva fatto per me, quando ero io a non sapere camminare e parlare, e a temere il buio. Mi ha portato in grembo, mi ha cresciuto, difeso, incoraggiato. Mi ha consegnato al mondo con una forza che oggi riconosco come amore puro».

