«Anche per questo i suoi amici lo hanno voluto salutare intonando il brano “O signur” — ricorda ancora il figlio —. Tra i presenti al funerale anche Fabio Capello, il mister. Si erano conosciuti ai tempi della Juve perché abitavano nello stesso palazzo. Mia mamma e la moglie Laura erano diventate amiche e, io e mio fratello, siamo cresciuti insieme con i figli. Papà e Fabio condividevano la passione per la caccia oltre a quella per il calcio. È stata un’amicizia che li ha legati tantissimo».
Articolo "Corriere della Sera" del 14/03/2026
Le regole dell’avvocato Giuseppino Bosso Tra il Tribunale e l’amicizia con Capello«Giuseppino Bosso è stato uno dei migliori avvocati previdenzialisti di Torino. Un uomo pacato e signorile, ma soprattutto un professionista sempre obiettivo ed onesto intellettualmente». Così l’ex presidente della Corte d’Appello di Torino Alfredo Grosso, ricorda l’amico Giuseppino Bosso, morto all’età di 92 anni. Nato nel 1933 a Greggio, provincia di Vercelli, l’avvocato Bosso era il terzo di quattro fratelli. Dopo essersi diplomato, insieme alla moglie (mancata nel 2017), si era trasferito a Torino, nel quartiere Crocetta. Una scelta condivisa con la moglie per riuscire a frequentare l’università: lei lettere, lui giurisprudenza.
«Era diventato uno stimato avvocato — ricorda l’amico Davide Bussone —. Un uomo capace di rispettare la legge ed essere sempre coerente». Insieme ai figli Carlo e Luca aveva dato vita allo studio che porta ancora oggi il suo cognome. «Solo io ho poi seguito le sue orme. Mio fratello, dopo essere diventato magistrato, è morto in un incidente stradale mentre stava recandosi a lavoro — racconta Carlo —. Papà era un uomo tosto ma buono, ci ha insegnato l’etichetta oltre alla cultura e all’etica. Il suo cavallo di battaglia era la previdenza sociale. Era uno dei migliori nel suo campo». Era legatissimo alla sua terra vercellese e alle risaie, e soprattutto al piatto tipico del territorio, la Panissa. Nel fine settimana tornava spesso a Greggio per dedicarsi alla caccia e all’animazione nelle case di riposo con le canzoni della tradizione. «Anche per questo i suoi amici lo hanno voluto salutare intonando il brano “O signur” — ricorda ancora il figlio —. Tra i presenti al funerale anche Fabio Capello, il mister. Si erano conosciuti ai tempi della Juve perché abitavano nello stesso palazzo. Mia mamma e la moglie Laura erano diventate amiche e, io e mio fratello, siamo cresciuti insieme con i figli. Papà e Fabio condividevano la passione per la caccia oltre a quella per il calcio. È stata un’amicizia che li ha legati tantissimo».

