La professionalità, ma anche la cordialità e simpatia, lo rendevano amato dalle persone e hanno fatto della pasticceria un punto di incontro per chi viveva il quartiere.
Articolo "Corriere della Sera" del 30/05/2026
Salvatore Provenzano, 93 anni«La sua vita è stata un concentrato di attività ed emozioni». Lo dice Marina Provenzano, titolare della Pasticceria Piana di piazza Carducci a Torino, quando ricorda il padre Salvatore, uno dei simboli dell’arte bianca torinese. Aveva 93 anni e, nel suo mestiere, era un maestro indiscusso, un professionista conosciuto in città. Un immigrato del Sud, un gran lavoratore in grado di imporsi sul campo. Nato a San Cataldo (Caltanissetta) il 21 gennaio 1933, arrivò a Torino nel 1956 per cercare lavoro ma anche per seguire la sua grande passione, la musica classica, consapevole che sotto la Mole avrebbe trovato palcoscenici di suo gradimento. Già solo questo aneddoto può bastare per dare l’idea di un uomo dai mille interessi, che si è fatto largo nel suo mestiere dando tutto sé stesso per concretizzare il più grande talento che aveva, quella capacità di gelatiere e pasticciere messa in mostra fin dalla giovane età. I prodotti della sua terra lo hanno sempre ispirato, e ad essi ha unito la tradizione piemontese. La genuinità è stata il suo credo, mai alterato dal consumismo moderno, che può spingere a seguire il facile guadagno a scapito della qualità. «Mio padre trovò presto lavoro e riconoscimento presso la Gelateria Pepino — racconta Marina —. Il dottor Cavagnino, l’allora titolare, ne intuì le potenzialità e lo mise subito all’opera. Così, diventò una pedina importante tra i vari colleghi di lavoro. Alcune famiglie tra le più blasonate della Torino che fu erano solite ordinare da Pepino il gelato al Dom Perignon o allo Strega Riserva, purché fosse fatto da “Totò, quel gelatiere”». Provenzano, racconta la figlia, «era mite, ma molto determinato. Il suo obiettivo è sempre stato quello di mettere a frutto le sue doti. Con fatica, e con molto merito, ce l’ha fatta». Un parere condiviso da molti colleghi, che ritenevano Salvatore una persona da cui prendere spunto e magari rubare qualche segreto del mestiere. Negli anni Settanta, poi, Salvatore ha rilevato una parte importante della storica Pasticceria Piana. Nella gestione del negozio ha coinvolto tutta la famiglia dando il via a un’efficiente organizzazione in grado di garantire sempre la miglior qualità possibile. Per oltre cinquant’anni è stato il volto della storica attività, diventata un punto di riferimento per il quartiere e per intere generazioni di clienti. La professionalità, ma anche la cordialità e simpatia, lo rendevano amato dalle persone e hanno fatto della pasticceria un punto di incontro per chi viveva il quartiere.

