Davvero il titolo più adatto per uno come lui.
Articolo "Corriere della Sera" del 06/06/2026
Raffaele Scassellati, presidente AnpiCon la scomparsa di Raffaele Scassellati, Torino ha perso un bel pezzo di memoria storica collettiva. Aveva 89 anni e ha dedicato gran parte della vita al ricordo della Resistenza. Il suo è stato un impegno civile, sociale e politico portato avanti su svariati fronti. Fu per più mandati presidente della sezione Anpi «Nicola Grosa» e fondatore della sezione Anpi Torino Centro. Nato a Torino, Raffaele proveniva da una famiglia importante: il nonno Alfredo Gandolfi fu infatti co-fondatore della Ambrosio Film, una delle prime compagnie di produzione cinematografica nate in Italia. Gli Scassellati furono poi coinvolti pesantemente nelle vicende della Seconda guerra mondiale: mentre il giovane Raffaele sfollava nel Canavese con alcuni familiari, il padre e il fratello si impegnarono come partigiani, con il primo che fu per anni dato per disperso in Russia prima di rientrare miracolosamente a casa. Nel Dopoguerra, Raffaele ha iniziato il suo percorso lavorativo, che lo ha visto impegnato in diversi settori e per più aziende importanti, come la Danone e il Gruppo finanziario tessile. Ma il ricordo delle sofferenze patite durante la guerra, insieme alla volontà di onorare gli sforzi del padre e del fratello, lo spinse a militare ben presto nell’Associazione nazionale Partigiani, entrando ben presto a far parte della sezione «Nicola Grosa», la cui sede è nel quartiere San Salvario. In moltissimi anni di impegno — che hanno coinvolto anche la moglie Angela —, Raffaele si è dimostrato un presidente carismatico e con una mentalità davvero innovativa. Tantissime le iniziative da lui intraprese per tenere viva la memoria della Resistenza con modalità al passo coi tempi. Ad esempio, collaborò con Google maps affinché fossero geolocalizzati e resi evidenti i luoghi torinesi che ricordano i caduti; inoltre, lanciò l’idea di dotare lapidi e monumenti di un cartello con Qr Code che puntasse a spiegazioni dettagliate rese disponibili online. Raffaele — che si impegnò politicamente, prima nel Pci e poi nei Ds e nel Pd — amava il suo territorio a 360 gradi. E spinse molto per l’integrazione religiosa in un quartiere come San Salvario, che come noto è un mosaico di culture e fedi. Così fece tradurre la Costituzione italiana in arabo e la consegnò in moschea alla comunità musulmana locale, in una cerimonia rimasta nel cuore di molti. Lo scorso anno, pur ricoverato in casa di riposo, Raffaele si fece convincere a far pubblicare un libro con le sue memorie: Una vita a passo di Resistenza. Davvero il titolo più adatto per uno come lui.

