«Venimmo a sapere che Agnelli aveva offerto a Pianelli 700 milioni e che Gigi stava per passare alla Juve - raccontò Ginetto. Andammo a colloquio col presidente che non aveva alcuna intenzione di rinunciare ai quattrini pattuiti. Ci precipitammo al Filadelfia, stampammo un volantino molto duro e andammo a esternare la nostra rabbia. A quel punto i due presidenti pensarono che il caso-Meroni avrebbe potuto causare disordini ben peggiori e decisero di soprassedere. Anche se oggi, pensando a quel ragazzo, avrei di gran lunga preferito vederlo giocare in bianconero, almeno sarebbe ancora con noi».
Articolo "Corriere della Sera" del 26/02/2025
Ginetto, il «Fedelissimo» granata voce e cuore della curva MaratonaIl Toro perde un pezzo importante della sua storia. Un'icona, un capo popolo. Si è spento a 86 anni il torinese Ginetto Trabaldo, il «Fedelissimo» per eccellenza. Era la voce tonante e il cuore pulsante della curva Maratona, definita negli anni Ottanta «la curva più bella del mondo» dal settimanale francese Onze. Il presidente Urbano Cairo e il Toro ricordano «una figura cardine nella storia del tifo granata», rivolgendo alla famiglia «il profondo cordoglio e il caloroso abbraccio del mondo granata». Trabaldo nel 1951 fondò insieme all'amico Piero Gay (mancato nel 2020) il primo gruppo organizzato di tifosi d'Italia, il «Gruppo sostenitori granata» poi diventato «Fedelissimi granata». Il primo motto del club presieduto da Trabaldo fino al 2009 era questo: «Con il Toro ora e sempre, nella buona e ria sorte, costi quel che costi». Ma Ginetto, titolare di uno sfasciacarrozze in via Foggia, aveva anche un altro slogan: «Agnelli le costruisce, io le distruggo!». C'erano la mente di Trabaldo e la mano di Serafino Geninetti detto «il Pittore», entrambi affetti da splendide manie di grandezza, dietro alle maxi-coreografie che impacchettavano la Maratona come un cioccolatino o la illuminavano con migliaia di torce, come in Torino-Panathinaikos del 1985. Dopo aver evitato che Denis Law finisse alla Juve - si narra che lo portò all'aeroporto per farlo scappare da Torino -, Trabaldo guidò le contestazioni che nell'estate 1967 fecero tramontare il passaggio di Gigi Meroni da una sponda all'altra del Po. «Venimmo a sapere che Agnelli aveva offerto a Pianelli 700 milioni e che Gigi stava per passare alla Juve - raccontò Ginetto. Andammo a colloquio col presidente che non aveva alcuna intenzione di rinunciare ai quattrini pattuiti. Ci precipitammo al Filadelfia, stampammo un volantino molto duro e andammo a esternare la nostra rabbia. A quel punto i due presidenti pensarono che il caso-Meroni avrebbe potuto causare disordini ben peggiori e decisero di soprassedere. Anche se oggi, pensando a quel ragazzo, avrei di gran lunga preferito vederlo giocare in bianconero, almeno sarebbe ancora con noi».