Tanto da essere lui ad accompagnare il piccolo campioncino in pista e spronarlo. «Perché — sosteneva il nonno — mio nipote il Dna da qualcuno lo deve aver preso».
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«Durante l’escursione di domenica al monte Roisetta doveva essere capogita. Ma da un paio di mesi aveva problemi di salute e non essendo sicuro di partecipare, aveva rinunciato al ruolo. Camminare con lui significava condividere fatica, silenzi e sorrisi, nel modo più autentico che la montagna insegna. Lo ricordiamo per la sua passione sincera per la montagna, per lo spirito di amicizia e per la presenza discreta e generosa».
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Ieri, nella parrocchia di Sant’Antonio Abate, si è tenuto l’ultimo abbraccio, dove la famiglia si è riunita stretta in un vortice di ricordi di vita e valori di coesione e unità, trasmessi con la sua forte determinazione.
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Lascia la moglie Fausta, la figlia Cristina con Piergiorgio, gli amati nipoti Andrea e Veronica e il fratello Aldo.
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Un abbraccio collettivo, caloroso come lui sapeva essere.
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Lascia i figli Domenico e Ivo, i nipoti Diego, Cristian, Alice, Moreno e la piccola Giorgia, pilastri del suo mondo affettivo.
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Lascia la figlia Ivana col marito Gino, la nipote Elena, la sorella Annunziata con il marito Agazio, e il nipote Salvatore con la moglie Patrizia.
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Parecchie persone gli hanno reso omaggio al funerale, celebrato ieri alla Chiesa della Natività di Maria Vergine, a Torino.
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Appassionato dalla lingua latina aveva unito quella conoscenza al territorio scrivendo I Templari di Ruspaglia nel Canavese, e curando gli Statuti di Biandrate.
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